La storia di queste terre, affonda nella notte dei tempi ma trova il suo culmine nel medioevo con Matilde di Canossa. Castelli e pievi sono i segni di quest'epoca che ha lasciato, anche negli usi, evidenti tracce e testimonianze.
Per lungo tempo pellegrini e viandanti hanno attraversato il crinale appenninico per raggiungere santuari e luoghi di culto, i nomi dei luoghi stanno ancora oggi a testimoniare le antiche e difficili percorrenze a piedi o a dorso di mulo: il passo dell'Ospedalaccio, il borgo di
Ospitaletto ai piedi del Passo Pradarena.
Matilde di Canossa
Visitando questa zona risulta chiaro che nel Medioevo, grazie a Matilde di Canossa, qui aveva sede un importantissimo centro di potere europeo
e quindi mondiale. L'imponente sistema difensivo messo a punto all'epoca è
ancora ben visibile su tutto il territorio, fortificato e punteggiato da innumerevoli pievi che celebrano la fede e l'impegno politico della Contessa.
Esisteva un nesso molto stretto tra edificio religioso e castello: il primo
con funzioni di assistenza, il secondo per la difesa. Anche i borghi, sparsi sull'intero territorio matildico, erano attrezzati per la difesa. Le case
a torre, architettura tipica dell'area ed espressione dell'affrancamento
tardo medioevale dal potere feudale, sovrastavano gli abitati per favorire l'avvistamento
e la segnalazione della presenza di nemici.
Il sentiero Matilde
Il trekking riscopre ambienti densi di avvenimenti storici.
Il Sentiero Matilde segue l'antico percorso alto medievale,
che dallo sbocco dell'Enza, porta nel cuore del dominio dei Canossa, ai castelli di Rossena, Canossa, Sarzano, Carpineti, fino a Toano
e si dirige verso il crinale al Passo delle Forbici, per poi scendere verso i possedimenti toscani. L'itinerario permette di scoprire sia
l'antico sistema di comunicazione, che quello difensivo, basato su castelli
e case torri (Cavandola, Monchio, Sorchio e Riana sono tutte inserite nel percorso),
ma anche le suggestioni di un territorio ancora integro, come le antiche
sorgenti solforose di Quara, il ponte a schiena d'asino di Cadignano
e i gessi triassici del Secchia.

Il castello di Canossa
Da Canossa il panorama si estende sino a Modena e a Parma.
Questo castello era il cardine di un vastissimo sistema difensivo che comprendeva
oltre centocinquanta rocche e manieri. Narra una leggenda che il castello pare
fosse stato costruito dal diavolo per la sua favolosa inaccessibilità.
In realtà la bianca rupe (Canossa dal latino canus, cioè
bianco) su cui poggia è uno dei tanti esempi di roccia arenacea circondata
ed erosa dai calanchi che possiamo ammirare in queste terre. L'origine di questi
fenomeni geologici è da ricercarsi nella facile sfaldabilità delle
argille che vengono erose dalle acque piovane quando manca il manto boschivo.
La flora ai margini dei calanchi presenta rare varietà di orchidacei,
oltre a ginestre, rovi, biancospini e ginepri.

Rossena
A Rossena sorge il castello fortificato, che differenza di
altri castelli che nel tempo si sono trasformati in residenze signorili, ha
conservato l'impianto originario di vera e propria macchina da guerra che doveva
fermare eventuali aggressioni nemiche provenienti dalla valle dell'Enza. Al
suo interno sono ancora integre le stanze e alcuni arredi.
Il castello sorge su una guglia rocciosa costituita da basalto e roccia lavica
il cui colore dà origine al nome. L'antico maniero, che ospitò
anche Petrarca e fu residenza di Maria Luigia
di Parma, ha assunto nei secoli l'aspetto di dimora patrizia fortificata. Di
fronte a Rossena si erge la torre gemella di Rossenella.
La natura vulcanica del suolo di Rossena e le particolari condizioni climatiche
determinano la presenza di una vegetazione del tutto particolare che annovera
diverse rarità botaniche: un vero e proprio giardino roccioso che rende
unico questo territorio.